Recrudescenza e resistenza

Su giornali ed internet, di questi tempi, non è raro trovare articoli allarmanti riguardanti l’ambiente e la salute. Un giorno si parla di passata di pomodoro cinese, spacciata per italiana e piena di pesticidi, un altro dell’ennesimo sbancamento di dune naturali lungo le spiagge salentine, un altro delle frodi con l’olio extra vergine d’oliva “italiano” venduto a € 3,50 nei supermercati, e via dicendo. 

Il mio primo sentimento di fronte a queste notizie è di rabbia. Ogni volta che viene commesso uno scempio ambientale, priviamo noi stessi e le future generazioni di un pezzo di patrimonio naturale. In modo irreversibile, irrazionale, masochistico. Ogni volta che che vengono immessi sul mercato cibi contaminati, viene concretamente minata la salute pubblica ed individuale. Ogni volta che vengono aggirate le regole di comune buon senso (non sorprendentemente, spesso collidenti con la normativa europea) riguardanti una giusta concorrenza sui prodotti tradizionali di un territorio, vi sono colture secolari che vengono abbandonate, persone improvvisamente licenziate ed imprenditori che chiudono, regressione economica diffusa. Si ha la sensazione di un’offensiva su scala globale, proveniente da un nemico che è ovunque e che di frequente non può essere facilmente individuato e combattuto. E’ la recrudescenza del male, mi verrebbe da dire, utilizzando un’espressione un po’ altisonante.  

La buona notizia è che sempre più persone si rendono conto che una resistenza di fronte a questi fenomeni è concretamente possibile. Non una resistenza passiva, intendo, ma la costituzione di tante piccole cellule che possano, ognuna secondo le proprie possibilità, aggredire e fagocitare le espressioni locali del male (inteso nel senso di cui sopra). D’altronde si tratta di una lotta per proteggere due delle cose che sono più preziose nella vita dell’uomo: la salute e l’ambiente; quindi, tale lotta, è giusta, anzi doverosa e risponde perfettamente sia ai canoni del vivere etico (per chi è ateo), sia al dovere della salvaguardia del Creato (per chi è credente). Sono fermamente convinto, perciò, che in quest’ambito, finché le regole scritte non saranno adeguate al senso comune di giustizia, ci si possa spingere fino all’obiezione di coscienza ed alla disobbedienza civile, come accadeva anni fa col servizio di leva obbligatorio.    

Non basta, ovviamente, combattere il male. Occorre costruire il bene, dentro e fuori di noi (scusate nuovamente queste espressioni trite ed altisonanti). Ivano coi suoi “Spazi popolari” è un esempio, come lo è Angelo, il custode dei semi antichi. Anche il nostro meeting, che ha l’obiettivo di allargare la sensibilità comune su questi argomenti, va in questa direzione. Al temine dei nostri sforzi, perciò, credo che potremo fregiarci di una piccola e temporanea aureola.

Ad Ivano, che non è credente, assegneremo un’aureola “onoraria”.  

Luigi

        

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